INIZIAMO PROPRIO BENE...
Credo che di sanità ormai se ne parli giornalmente e che la stanchezza e l’indignazione di chi ne è succube tutti i giorni abbia portato ognuno di noi a sentirsi impotenti e rassegnati. Lo vedo spesso nei CUP dove la gente aspetta mesi per esami, lo vedo nelle richieste infermieristiche domiciliari, in tutto ciò che concerne la parola SANITA’. I medici di base sempre più sopraffatti da burocrazie e mal modo di essere gestiti da una regione che spesso lascia le cose a metà. Così adesso vi racconto la mia di storia, che non riguarda solo me, ma molti dei paraplegici che vivono nella mia regione. Da anni l’ULSS di Padova fornisce cateteri e assorbenze sia tramite sanitarie e farmacie o nei loro distretti. Io sono una di quelle che si forniva di questi materiali attraverso la mia sanitaria di fiducia. Ognuno di noi ha delle esigenze, che derivano dagli anni di disabilità e che arrivano ad una autonomia anche grazie a dei prodotti che gli permettono di vivere nel sociale.
Che succede?
Da alcuni mesi, la regione ha fatto un nuovo bando imponendo i loro prodotti senza tenere conto delle varie esigenze (che già conosco e non sono validi, o forse lo sono per persone allettate).
Pur avendone fatto presente all’ufficio addetto, mi viene risposto che o accetto il loro materiale, o me lo pago. Credo che questo non sia il modo migliore per andare incontro alle persone con disabilità e non riconoscendone la tipologia della disabilità nei suoi vari aspetti ed esperienze.
Allora ci risiamo?
La disabilità viene spesso ultra menzionata con la parola inclusione, vita indipendente, autonomia. ma poi alla fine le vere necessità quotidiane spariscono a seconda del budget regionale o nazionale, così da risparmiare, risparmiare ovviamente a danno nostro. IMPARIAMO A SMETTERE DI ACCONTENTARCI E DI ACCETTARE TUTTO PASSIVAMENTE; RICORDIAMOCI CHE SIAMO TANTI E RASSEGNARCI COMPROMETTE SOLO LA NOSTRA SALUTE.
(Artemisia)